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Foto: Anton Goller

1753: il confine storico tra Repubblica di Venezia e Tirolo

Da percorso didattico ad itinerario escursionistico Interregionale

 

Il progetto realizza la progettazione preliminare definitiva del sentiero, attraversamenti (ponti, passerelle), aree di sosta e la segnaletica.

 

Partner di progetto: Comune di Kartitsch, Comune di Comelico Superiore ed associazione turistica di Sesto
Programma di sviluppo: Interreg
Budget progetto: 46.600 € (somma complessiva)
Somma oggetto dell'incentivo: 39.610 € (somma complessiva)
Quota d´incentivazione: 85%
Durata: 01.02.2017 - 01.08.2018

Oltre 250 anni fa, l'imperatrice Maria Teresa e il doge di Venezia strinsero un patto che poneva fine agli eterni conflitti transfrontalieri tra il Tirolo e la città lagunare. Poiché ancora oggi, numerosi cippi di confine risalenti al 1753 giacciono dimenticati in masi solitari, sugli alpeggi o nascosti in impenetrabili zone boschive, è stata promossa un'iniziativa volta al recupero di tale eredità culturale.

L'Associazione Turistica di Sesto, il Comune di Kartitsch e il Comune di Comelico Superiore hanno unito le loro forze e avviato un progetto pilota, finanziati dai “Fondi per Piccoli progetti“ del programma CLLD Dolomiti Live. In collaborazione con tutti gli enti per la tutela dei beni culturali posti lungo il confine storico, si presenta ora la necessità di elaborare direttive comuni, volte alla tutela di questi monumenti e a raccontarne la lunga storia. In questo contesto è emerso anche un aspetto sorprendente: dalla cresta carnica al Lago di Garda si concentrano tracce di una storia di confini lunga più di 2000 anni.

 

Obiettivo del progetto diventa, dunque, quello di riportare alla luce una parte di questa storia, restaurare i cippi di confine e renderli visitabili lungo un sentiero naturalistico. I cippi diventano, in tal modo, il fil rouge di un percorso alla scoperta di meraviglie naturali, come cascate, grotte di ghiaccio e acquitrini, e di un percorso che rivive la storia dall'antichità alle epoche recenti. 

 

©Anton Goller

 

 


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